Coniugi con due case e due residenze: chi paga l’IMU
Lavoro in un’altra città, figli in un’altra scuola, una casa di famiglia da non lasciare: molte coppie vivono in due case. L’IMU ne tiene conto dal 2022.
Verificato da Radif Partners · Politica editoriale
Quando due coniugi vivono in due case diverse, ciascuno può avere l’esenzione IMU sulla casa in cui ha la residenza anagrafica e la dimora abituale, anche se le due case sono nello stesso comune. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 209 del 13 ottobre 2022, che ha dichiarato illegittime le parti dell’articolo 1, comma 741, lettera b), della legge 160/2019 che legavano l’esenzione al nucleo familiare e la limitavano a un solo immobile per famiglia. Il requisito resta però doppio e personale: residenza e vita effettiva nella casa. Una coppia con un appartamento A/3 a Milano e uno a Viareggio, se ciascuno vive davvero nella propria casa, non paga nulla; se la casa al mare è abitata solo nei fine settimana, quella paga come seconda casa: con 550 € di rendita e l’aliquota comunale del 1,14 %, 1.053 € l’anno. Il risparmio è reale, ma anche il rischio di accertamento quando la seconda residenza è solo sulla carta.
Due case, due residenze: l’IMU di ciascun coniuge
IMU con dimora e residenza effettive in ciascuna
0 €
| Se la seconda non è abitazione principale | 1.068 € |
| Se nessuna delle due lo è | 2.315 € |
Aliquota 1,06 % per le case non esenti.
Cosa diceva la norma e cosa ha deciso la Corte
Il testo originario del comma 741 definiva abitazione principale la casa in cui il possessore e il suo nucleo familiare dimorano e risiedono; se i componenti della famiglia avevano residenze diverse, nello stesso comune o in comuni diversi, l’agevolazione spettava per un solo immobile scelto dalla famiglia. La conseguenza era paradossale: due conviventi non sposati potevano avere due case esenti, due coniugi no.
La Corte costituzionale ha ritenuto questa differenza contraria ai principi di uguaglianza, di tutela della famiglia e di capacità contributiva. Ha dichiarato illegittimo il riferimento alla residenza e dimora del nucleo familiare, e in via consequenziale la regola dell’unico immobile per famiglia, sia per le case nello stesso comune sia per quelle in comuni diversi. Da allora ogni possessore si guarda da solo.
Quattro scenari a confronto
Una coppia possiede un A/3 a Milano (700 € di rendita, aliquota 1,14 %) e un A/3 a Viareggio (550 € di rendita, aliquota 1,14 %). L’IMU annua cambia secondo dove vivono davvero i due coniugi.
| Situazione | Milano | Viareggio | Totale coppia |
|---|---|---|---|
| Ciascuno risiede e vive davvero nella propria casa | 0 € | 0 € | 0 € |
| Residenze diverse, ma la famiglia vive a Milano | 0 € | 1.053 € | 1.053 € |
| Nessuno dei due vive stabilmente nella seconda casa | 0 € | 1.053 € | 1.053 € |
| Entrambe le case usate come seconde case | 1.341 € | 1.053 € | 2.394 € |
La dimora abituale si dimostra con i fatti
La sentenza non ha toccato il requisito della dimora abituale: ha tolto solo il legame con la famiglia. Il comune che vede due coniugi residenti in due case può verificare che ciascuno ci viva davvero. Gli elementi che contano sono quelli della vita quotidiana: consumi di luce, gas e acqua compatibili con una presenza stabile, il luogo di lavoro, la scuola dei figli, il medico di base. Una casa al mare con consumi solo estivi difficilmente supera un controllo.
Il comune ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello del versamento omesso per notificare l’avviso di accertamento, secondo l’articolo 1, comma 161, della legge 296/2006. In caso di contestazione si pagano l’imposta non versata, gli interessi e le sanzioni previste per l’omesso versamento.
Rimborsi per gli anni passati
Chi ha pagato l’IMU sulla seconda casa del coniuge negli anni in cui la regola dell’unico immobile era in vigore, e ne aveva i requisiti di residenza e dimora, può chiedere il rimborso al comune. Il termine è di cinque anni dal giorno del versamento (legge 296/2006, comma 164) e il comune ha centottanta giorni per rimborsare. Le istruzioni e un calcolo dell’importo sono nella guida sul rimborso IMU.
Pertinenze e figli
Ogni coniuge ha diritto alle proprie pertinenze esenti, una per categoria C/2, C/6 e C/7, nella casa in cui vive: due case possono quindi avere ciascuna il proprio box esente. I figli conviventi non modificano il calcolo, perché la sentenza ha separato l’esenzione dalla composizione della famiglia. Un figlio maggiorenne che vive con uno dei genitori non rende esente una terza casa intestata ai genitori: per quella valgono, semmai, le regole del comodato.
Coniugi separati o divorziati
Il caso dei coniugi che vivono in due case perché si sono separati è diverso: qui conta il provvedimento del giudice sull’assegnazione della casa familiare, che la legge assimila all’abitazione principale per il genitore affidatario dei figli. La guida sulla casa coniugale e la separazione spiega chi paga e chi no.
Coppie che vivono all’estero
Per chi vive fuori dall’Italia e conserva una o due case nel paese, la sentenza non cambia nulla: l’esenzione richiede la residenza anagrafica in Italia, quindi ogni casa italiana è una seconda casa. Le agevolazioni da guardare sono altre: la metà dell’imposta per i pensionati residenti all’estero con pensione maturata in convenzione internazionale, su una sola abitazione non locata né data in comodato, e le aliquote ridotte del prospetto comunale. Le trovi nella guida per i residenti all’estero.
Cosa fare in pratica
Se ciascuno dei due coniugi vive stabilmente nella propria casa, non c’è nulla da versare per nessuna delle due. Conviene però tenere pronta la documentazione che prova la dimora, e verificare che le pertinenze siano entro il limite di una per categoria. Se uno dei due ha spostato la residenza durante l’anno, l’esenzione decorre dal mese in cui la nuova situazione è durata più della metà dei giorni. Se una delle case non soddisfa i requisiti, il calcolatore con il profilo «seconda casa» dà l’importo esatto con l’aliquota del comune. In caso di dubbio sul passato, il ravvedimento operoso permette di regolarizzare con una sanzione ridotta prima di un controllo.